Chi c'è dietro Vannacci ?
Vannacci qua, Vannacci là.
Tutti a parlare di Vannacci. Ok facciamolo!
Dobbiamo entrare nei contenuti? Non credo. Troppo basici, banali.
Addosso allo straniero, famiglia naturale, razzismo, omofobia, bullizzazione dei diritti, del diverso, del più debole e di tutte le conquiste sociali e civili che il progresso e l'evoluzione socio-culturale ci hanno portato. Una tra tutte la figura della donna in una cultura contemporanea post emancipata.
Ma come ha fatto Vannacci ad arrivare a mettere il suo bel faccione sui principali media italiani e non solo?
Facciamo un passo indietro. Riavvolgiamo il nastro.
Fino al 2023 Vannacci non lo conosce nessuno.
Nell'agosto di quell'anno pubblica l'autoprodotto libro "Il mondo al contrario" che, in mezzo alla ridda di polemiche che solleva, perché l'Italia è un paesello provinciale, vende ben 200.000 copie piazzandosi al quinto posto tra i best seller.
Questo funge da prologo alla chiamata dello scopritore di talenti Matteo Salvini che ne individua l'x-factor e gli mette a disposizione nientemeno che la struttura e visibilità della Lega candidandolo alle elezioni europee del 2024. Un regalo straordinario per un personaggio straordinario. Vannacci fa ovviamente incetta di voti classificandosi secondo dietro Giorgia Meloni e davanti al mastino Tajani.
Dopo aver dichiarato che non si sarebbe mai e poi mai sganciato dalla Lega per fondare un proprio partito "per non fare il gioco della sinistra spaccando la destra", dà seguito al suo piano lasciando la Lega e Salvini in mutande e fondando il peggior partito della storia d'Italia dopo quello fascista. Futuro Nazionale nasce ufficialmente nel febbraio 2026 raccogliendo in parlamento un gruppetto di esuli estremisti, 8 per la precisione, provenienti da Lega, Forza Italia e ovviamente FdI.
Il dado è tratto. Futuro Nazionale compie una semplice ma efficace manovra di estorsione politica ai danni di Salvini a cui comincia a erodere consenso alla velocità del suono e di Fratelli d'Italia a cui invece sottrae le battaglie politiche di un tempo, quando la Meloni gridava al furto delle accise dalle pompe di benzina.
L'erosione del consenso di FdI sarà certamente più lento e contenuto, ma ci sarà.
La situazione politica che si è venuta a creare è esattamente quella spaccatura a destra evocata da Vannacci in "tempi non sospetti" che se da una parte potrebbe finalmente riaprire le speranze di una gara alla pari per il traballante Campo Largo, dall'altra potrebbe invece causare ad uno spostamento a destra dell'asse di governo per portare a compimento la sostituzione politica — ma non etnica — di Salvini con Vannacci.
Per chi è disilluso come me, nasce una domanda forte e chiara, fondata sulla consapevolezza che certi fenomeni politico-elettorali non possono crescere in maniera così deflagrante senza una pianificazione, una struttura di supporto e una rete di relazioni che il generale, da solo, non poteva vantare.
Mi viene difficile anche pensare a quanto il buon Matteo appaia quasi rassegnato ad avviarsi senza polemiche lungo il viale del tramonto. Un tramonto a cui molti, all'interno del suo stesso partito, avrebbero potuto avvicinarlo prima, ma a nessuno è venuta la voglia di prenderne il posto. Strano.
La figura del Salvini che mogio mogio accetta la fine del suo mandato mi ricorda quel George Jung ( Johnny Deep ) che in Blow, una volta giunto al capolinea, guardandosi indietro, riconosce in quanto la sua ambizione fosse stata molto più grande del suo talento, la causa del proprio declino. Lungi da me la pretesa di vibes poetico-esistenziali come quelle del film, il Buon Matteo non ci fornisce alcuno spunto di critica se non una mera ripubblicazione delle liste dei suoi innumerevoli insuccessi politici e inciampi dialettici. Dei suoi imbarrazza(n)ti silenzi e delle sue elementari didattiche. Del suo vivere al di sopra delle proprie possibilità e dei suoi meriti, pavoneggiandosi degli innumerevoli fallimenti, riuscendo a svilire a tal punto la sua figura da diventare inaffidabile anche per i suoi raccomandanti.
Ultimo fallimento, il ponte sullo stretto